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Esposizione ad amianto: la nuova guida INAIL 2026 tra settori tradizionali e rischi inattesi

A più di trent’anni dalla legge n. 257 del 27 marzo 1992, che ha sancito il bando definitivo dell’estrazione, lavorazione, commercializzazione ed esportazione dell’asbesto in Italia, la gestione delle patologie asbesto-correlate rimane un tema di primaria importanza per la sanità pubblica e la medicina del lavoro.

A fare il punto della situazione è la nuova pubblicazione INAIL (ottobre 2026), curata dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila): il «Catalogo delle principali occasioni di esposizione professionale e non professionale ad amianto». Il volume nasce dall’esperienza operativa del Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) e della sua rete di Centri Operativi Regionali (COR), proponendosi come strumento operativo fondamentale per la ricostruzione dell'anamnesi espositiva.

Una latenza prolungata e l'evoluzione epidemiologica
La sorveglianza epidemiologica del mesotelioma presenta complessità uniche per motivi eziopatogenetici:

  • Latenza temporale elevata: la comparsa della patologia si manifesta mediamente a circa 40 anni dall'inizio dell'esposizione.
  • Assenza di una dose soglia: non esiste un limite minimo di esposizione al di sotto del quale il rischio per la salute sia del tutto assente.
  • Rapporto dose-risposta: sussiste una stretta correlazione tra la dose cumulativa inalata e l'aumento del rischio patologico.

Sebbene l'andamento delle curve di incidenza e mortalità mostri una tendenza alla stabilizzazione (con tassi specifici in calo nelle coorti anagrafiche più giovani grazie agli effetti del bando), il quadro clinico richiede ancora oggi un monitoraggio stringente. Tale principio è stato ribadito anche a livello comunitario dalla direttiva (UE) 2023/2668.

Oltre i comparti noti: le esposizioni "inattese"
Nel corso degli anni, l'attenzione della letteratura tecnica e scientifica si è concentrata sui settori a più alta intensità d'impiego: l'industria del cemento-amianto, la cantieristica navale e la manutenzione dei rotabili ferroviari. Tuttavia, i dati epidemiologici più recenti documentano una progressiva diminuzione dei casi legati a tali comparti storici e una contestuale crescita proporzionale di patologie insorte a seguito di esposizioni in ambienti lavorativi meno convenzionali o non industriali.

Tra i contesti analizzati in dettaglio dal catalogo figurano:

  • Agricoltura e zootecnia: uso storico di filtri per vino e succhi a base di crisotilo, movimentazione di sacchi di juta riciclati (precedentemente impiegati per il trasporto di amianto in fibra libera) e presenza diffusa di lastre in cemento-amianto nei fabbricati rurali.
  • Industria tessile tradizionale (non-amianto): presenza di materiali friabili floccati sui soffitti per finalità anti condensa o fonoassorbenti, ma soprattutto usura e manutenzione dei sistemi frenanti e frizioni dei telai, delle carde e dei filatoi.
  • Confezioni e abbigliamento: frizioni contenenti amianto installate sui motori sotto i banchi delle macchine da cucire industriali (in uso dagli anni '50 fino ai primi anni '90) e coibentazioni delle linee vapore per la stiratura.
  • Commercio, artigianato e laboratori: vendita e taglio di materiali isolanti, cartoni termoisolanti nelle macchine da caffè da bar, guarnizioni per forni, piani di lavoro di orafi e reticelle da laboratorio.
  • Macchine per ufficio: uso prolungato di talco industriale contaminato da tremolite come antiadesivo su componenti in gomma e rulli durante le fasi di montaggio.

Il catalogo dedica un'attenzione specifica anche alla popolazione femminile, per la quale le circostanze di esposizione sono storicamente risultate di più complessa identificazione e frequentemente rimaste prive di inquadramento eziologico.

Le esposizioni non professionali: ambiente, famiglia e vita quotidiana
Il documento approfondisce in modo analitico anche le esposizioni sviluppatesi al di fuori dell'ambito occupazionale diretto:

  • Esposizioni familiari: generate principalmente dalla coabitazione con lavoratori esposti; la circostanza tipica riscontrata è la spazzolatura e il lavaggio domestico degli indumenti da lavoro contaminati da polveri di amianto.
  • Esposizioni ambientali di prossimità: dovute alla vicinanza residenziale (entro raggi variabili, fino a diversi chilometri) rispetto a grandi stabilimenti produttivi di cemento-amianto, cantieri navali o aree estrattive.
  • Contaminazioni naturali (NOA - Naturally Occurring Asbestos): presenza naturale di minerali asbestiformi in affioramenti ofiolitici ("pietre verdi") o formazioni vulcaniche, come il caso peculiare della fluoroedenite nell'area di Biancavilla.
  • Usi domestici e hobbistici: interventi "fai-da-te" su coperture, canne fumarie o impianti idraulici senza protezioni, utilizzo passato di pasta modellabile contenente fibre di rinforzo in amianto (fino al 1975) o presenza di cartoni isolanti in piccoli elettrodomestici.

Il nuovo questionario anamnestico ReNaM
A supporto della parte analitica e descrittiva, il volume include la nuova versione standardizzata del questionario anamnestico in dotazione ai COR. La scheda di rilevazione indaga:

Abitudini al fumo.

  • Cronologia lavorativa completa (inclusi periodi di apprendistato, lavori saltuari e servizio di leva).
  • Schede settoriali di dettaglio per Industria/Artigianato, Agricoltura ed Edilizia.
  • Cronologia dettagliata di tutte le residenze abitate dal soggetto lungo l'arco della vita e vicinanza a siti industriali.
  • Attività svolte nel tempo libero, bricolage e impiego di prodotti specifici.

La disponibilità di una mappatura così capillare costituisce una base di riferimento essenziale non soltanto sul piano epidemiologico e di ricerca, ma anche per consentire a tecnici e periti una corretta e rigorosa ricostruzione dei nessi causali e dei percorsi di tutela previdenziale e assicurativa.

 

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